31 marzo 2012

Il miglior Vinitaly di sempre?

[Angelo Peretti]
Forse esagero, perché mica le ho viste tutte le quarantasei edizioni del Vinitaly, e certamente ce n'è stata qualcheduna di "eroica" in passato. Ma la fiera veronese del vino la frequento da una ventina d'anni, e questo per me è stato il miglior Vinitaly di sempre, se si considera che il "sempre" è riferito all'ultimo ventennio. Sissignori: stavolta è stata una fiera davvero. Una fiera dove si fanno affari, che è quel che conta. Il cambio di date, che anch'io avevo - per quel che conta, per quanto poco io conti - sollecitato, ha funzionato eccome. Gli operatori si son fatti vedere già dalla domenica, i ristoratori sono tornati in numeri abbondanti, tutte e quattro le giornate hanno visto ottimi afflussi, altro che gli anni scorsi, quando si lavorava il giovedì pomeriggio e il venerdì e poi era ressa da sagra strapaesana. Bene, ci voleva. Dunque, un grazie ai vertici di Veronafiere, che il "rischio" del cambiamento se lo sono accollato, e in particolare - permettetemelo - a Elena Amadini, la brand manager di Vinitaly, che allo spostamento di calendario ci ha fortemente creduto (di lei si parla poco e poco gradisce che se ne parli, ma nome e cognome io li voglio proprio fare, congratulandomi).
Certo, di cose da sistemare ce ne sono ancora, ma la scelta fondamentale è fatta, e dunque avanti.
Di cose da cambiare, e in fretta, ce ne sono almeno tre.
La prima è il disastro della telefonia e della connessione. Non deve più accadere quel che è successo, e cioè il black out pressoché totale per buona parte della fiera. Oggi quei marchingegni tecnologici che permettono di far tante cose nel palmo di una mano ce li hanno quasi tutti, e bisogna che li possano adoperare, sennò si perdono occasioni importanti.
Poi occorre una svolta nel servizio d'ordine: non è possibile che a fine giornata girino per i padiglioni piccole orde di ragazzotti ubriachi che urlano e sbevazzano a canna e crollano a terra fradici. Bisogna metterci rimedio: il loro schifosissimo comportamento mette a repentaglio gli investimenti di aziende, consorzi, istituzioni, offrendo ai visitatori - soprattutto stranieri - la peggior immagine del vino italiano.
Il terzo miglioramento dovrebbe riguardare la viabilità: troppi ingorghi per arrivare, ancora di più per uscire. Ma temo che su questo aspetto ci sia davvero poco da fare, considerato che la fiera è "dentro" la città, e dunque sarà necessario far ricorso alla pazienza anche in futuro.
Sarei dunque lieto che si risolvessero il primo e il secondo problema. Il primo penso sia facilmente risolvibile. Sul secondo mi affido a chi è ben più esperto di me in fatto di servizio d'ordine.
Intanto, archivio soddisfatto una gran bella - e sfiancante, meglio così - edizione del Vinitaly.

2 commenti:

  1. D'accordo con te Angelo.

    Per noi che eravamo a Vi.Vi.T., la fiera è andata benissimo.

    Operatori italiani e stranieri li abbiamo visti in abbondanza e, abbiamo anche raccolto buoni ordini.

    Circa il black out della telefonia... non abbiamo avuto tempo di accorgercene, assaliti come eravamo da visitatori interessati.

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  2. Grazie della testimonianza, Stefano

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